Aforismi Italo Svevo


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- Le lacrime sostituiscono talvolta un grido.

-  Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l’avarizia.

- L’immaginazione è una vera avventura. Guàrdati dall’annotarla troppo presto perché la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene.

- Quando guardo una montagna aspetto sempre che si converta in vulcano.

- Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.

- Si piange quando si grida all’ingiustizia.

- È una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole.

- Fuori della penna non c’è salvezza.

- Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.

- Il mentitore dovrebbe tener presente che per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.

- È una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole.

- Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l’avarizia.

- L’immaginazione è una vera avventura. Guàrdati dall’annotarla troppo presto perché la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene.

- Quando guardo una montagna aspetto sempre che si converta in vulcano.

- Fuori della penna non c’è salvezza.

-Le lacrime sostituiscono talvolta un grido.

- Si piange quando si grida all’ingiustizia.

- Il mentitore dovrebbe tener presente che per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.

- Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.

- Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.

- A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio.

- Chi non ha le ali necessarie quando nasce non gli crescono mai più. Chi non sa per natura piombare a tempo debito sulla preda non lo imparerà giammai e inutilmente starà a guardare come fanno gli altri, non lo saprà imitare. Si muore precisamente nello stato in cui si nasce, le mani organi per afferrare o anche inabili a tenere.
- La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai, il futuro, rende la vita più semplice, ma anche tanto priva di senso.

- La morte è l’ammirevole liquidazione della vita. Quando il filosofo amaro ghigna che il suicidio non è altro che un palliativo, come tutti coloro che per vedere meglio s’innalzarono di troppo. Vedono il paese, non l’albero, non la casetta. Il destino del singolo è piccolo anche dinanzi alla morte. Per la morte il piccolo singolo rientra privo di ogni responsabilità nella vita generale e vi si annulla. Come non riconoscere che la morte cancella ogni dolore per le nostre sventure, per le nostre debolezze e per i nostri errori? La debolezza è memoria.

- Le cose che si muovono potrebbero muoversi eternamente. Perché no? Non è questa la legge in cielo dove è certo vige la stessa legge che in terra? Ma io so che dalla nascita in poi anche la malattia è prevista e preparata. Da bel principio qualche organo è più debole e lavora con qualche sforzo e costringe a qualche sforzo qualche organo fraterno e dove c’è lo sforzo s’ingenera la fatica e perciò, infine, viene la morte.

- Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s’intende, sa dove piazzare l’antipatia che il paziente mi dedica. Di psico-analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il naso a tanta novità.

- La descrizione della vita, una grande parte della quale, quella di cui tutti sanno e non parlano, è eliminata, si fa tanto più intensa della vita stessa.
- Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.
- Le donne sono sempre povere di parole precise.

- Quanto poco cervello occorre per pigliare il pesce? Il corpo è piccolo. Che cosa sarà la testa e che cosa sarà poi il cervello? Quantità da negligersi! Quello ch’è la sventura del pesce che finisce in bocca del gabbiano sono quelle ali, quegli occhi, e lo stomaco, l’appetito formidabile per soddisfare il quale non è nulla quella caduta così dall’alto. Ma il cervello! Che cosa ci ha da fare il cervello col pigliar pesci?








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Senza l'esperienza e una buona dose di umiltà, la scrittura -sia in prosa che in poesia- rimane puro estetismo. Senza essersi fatti le ossa attraverso uno «studio matto e disperatissimo» non si raggiungerà mai la capacità di dare un fondamento logico al linguaggio idoneo ad ogni situazione. L'adagio che afferma come «non si nasca imparati» ha questo sapore.

La redazione

Ciò che il pubblico critica in voi, coltivatelo. Quello, siete voi.

Jean Cocteau

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