1 Aver qualcosa da dire
2 Dirlo
3 Dirlo brevemente
4 Non ridirlo (se mai, rileggerlo)
5 Scriverlo esatto
6 Scriverlo chiaro
7 Scriverlo in modo interessante
8 Scriverlo in italiano (è più trendy, baby)
9 Non calpestate i congiuntivi
10 Non gettate oggettive dal finestrino
11 Spegnete gli aggettivi, possono causare interferenze
12 Non date da mangiare alle maiuscole
13 Slacciate le metafore di sicurezza
14 In vista della citazione, rallentate
15 Evitate i colpi di sonno verbale
16 L’ultimo che esce, chiuda il periodo
SIATE CHIARI- Pensosi editorialisti aprono il periodo con una scarica di subordinate esplicite e implicite. In terza media non la passerebbero liscia, ma i direttori dei giornali lasciano fare. Si tratta di sadomasochismo intellettuale, non prendetelo ad esempio.
Ricordate, invece: chi scrive chiaro, sa scrivere; chi scrive difficile, di solito, non ha niente da dire. Oppure ha qualcosa da nascondere.
SIATE CONCRETI -Scrivere non vuol dire sussurrare, alludere o mugugnare. Vuol dire comunicare.
Non vi succeda MAI di pensare o di dire “Non avete capito!”. Se chi legge non capisce, la colpa è SEMPRE di chi scrive.
SIATE IRONICI (SE VI RIESCE)- La cultura italiana diffida dell’ironia. Io vi invito a diffidare della cultura italiana.
SIATE ORIGINALI -Se volete essere ricordati – almeno fino alla prossima email – cercate di evitare metafore bolse, formule retoriche, chiuse stereotipate.
Distinti saluti è ridicolo: chi li distingue, i vostri saluti, se sono tanto prevedibili?
SIATE PAZIENTI- Imparate a memoria questa frase di Truman Capote: “Scrivere ha le sue leggi della prospettiva, della luce e dell’ombra, proprio come la pittura, o la musica. Se sei nato conoscendole, bene. Se no, imparale. Poi sistema le regole perché facciano al caso tuo.”
NON SIATE PASSIVI- E’ meglio se voi scegliete un film, invece d’aspettare che il film sia scelto da voi (o dalla vostra ragazza, fissata con Scamarcio).
LA REGOLA DEL P.O.R.C.O. -Pensa (aspetta a scrivere; prima decidi cosa dire) Organizza (metti giù un piano d’azione, diviso per punti)
Rigurgita (butta fuori, senza pensarci troppo) Correggi (rileggi con calma) Ometti (togli tutto ciò che non è necessario)
VOCABOLARI- Prendete l’abitudine di aprirli, ogni tanto. Non mordono, risolvono un sacco di problemi
ACCETTIAMO L’INEVITABILE -Vocaboli come film, computer e email sono entrati nella lingua italiana.
Opporci è peggio che assurdo: è inutile.
COMPIAMO UNO SFORZO MENTALE- Perché diciamo fitness?
È tra gli anglismi più odiosi.
Il greco ci ha dato la ginnastica, il latino l’esercizio; ma noi no, vogliamo fare gli americani.
RIEDUCHIAMO LE AZIENDE.- L’abuso della lingua inglese in campo economico/finanziario fa ridere tutti: meno gli interessati.
Ecco la traduzione di alcuni vocaboli con equivalenti italiani attuali, comprensibili ed efficaci
assessment = valutazione
brand = marchio
brainstorming = scambio d’idee
competitor = concorrente
long, short term = lungo, breve termine
meeting = riunione
stage = tirocinio
workshop = laboratorio
DIFFIDIAMO DELLA POLITICA- Perché per salvare la famiglia è stato organizzato il Family Day? La nostra stava comunque meglio di quella anglosassone.
STIAMO ATTENTI AI PLURALI- I film, i computer, i manager.ù Ma: le highways, le wonder-women.
Seguite queste regole e cadrete così in basso che, a quel punto, potete solo risalire. :-)
I
Usate dieci
parole quando tre bastano.
II
Usate parole lunghe invece di parole brevi,
sigle incomprensibili e termini specialistici.
III
Considerate la punteggiatura una forma di acne:
se non c’è, meglio.
IV
Fate sentire in inferiorità il lettore:
V
Nauseatelo con metafore stantie.
VI
Costringetelo all’apnea: nascondete la reggente
dietro una siepe di subordinate, e cambiate il soggetto
per dispetto.
VII
Infilate due o più che in una frase.
VIII
Non scrivete “Il discorso era noioso, e i relatori aspettavano
l’intervallo” ma “Lo speech era low-quality e il panel s’era messo
in hold per il coffee-break”.
IX
Usate espressioni come in riferimento alla Sua del…,
il latore della presente, in attesa di favorevole riscontro…
X
Siate noiosi.
by Beppe Sevegnini.
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