Poesia e metrica Haiku


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Leggi l’ebook : raccolta Haiku di Masaoka Shiki

Nel vecchio stagno
una rana si tuffa.
Rumore d’acqua.
古池や蛙飛びこむ水の音
(furu ike ya kawazu tobikomu mizu no oto)
Stanco:
entrando in una locanda
fiori di glicine.
草臥て宿かる比や藤の花
kutaburete yado karu koro ya fuji no hana
  • Yosa Buson
Il pruno bianco
ritorna secco.
Notte di luna.
しら梅の枯木にもどる月夜かな
(shiraume no kareki ni modoru tsukiyo kana)
Tornando a vederli
i fiori di ciliegio, la sera,
son divenuti frutti.
来て見れば夕の桜実となりぬ
(kite mireba yūbe no sakura mi to narinu)
  • Kobayashi Issa
In questo mondo
anche la vita della farfalla
è frenetica
世の中や蝶の暮らしも忙しき
(yo no naka ya chō no kurashi mo isogashiki)
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.
只居れば居るとて雪の降にけり
(tada oreba oru tote yuki no furi ni keri)
  • Jack Kerouac
Gli uccelli cantano
nel buio.
- Alba piovosa
Birds singing
in the dark -
Rainy dawn.
  • Jorge Luis Borges
La luna nuova.
Lei pure la guarda
da un’altra porta.
La luna nueva.
Ella también
la mira desde otra puerta.

 

  • Matsuo Basho

Nel vecchio stagno

una rana si tuffa.

Rumore d’acqua.

 

古池や蛙飛びこむ水の音

(furu ike ya kawazu tobikomu mizu no oto)

Stanco:entrando

in una locanda

fiori di glicine.

 

草臥て宿かる比や藤の花

(kutaburete yado karu koro ya fuji no hana)

  • Yosa Buson

Il pruno bianco

ritorna secco

Notte di luna.

 

しら梅の枯木にもどる月夜かな

(shiraume no kareki ni modoru tsukiyo kana)

 

Tornando a vederli

i fiori di ciliegio,

la sera, son divenuti frutti.

 

来て見れば夕の桜実となりぬ

(kite mireba yūbe no sakura mi to narinu)

  • Kobayashi Issa

In questo mondo

anche la vita della farfalla

è frenetica

 

世の中や蝶の暮らしも忙しき

(yo no naka ya chō no kurashi mo isogashiki)

 

 

Ero soltanto.

Ero.

Cadeva la neve.

 

只居れば居るとて雪の降にけり

(tada oreba oru tote yuki no furi ni keri)

 

  • Jack Kerouac

Gli uccelli cantano

nel buio.-

Alba piovosa.

Birds singing in the dark – Rainy dawn.

 

  • Jorge Luis Borges

La luna nuova.Lei pure la guardada un’altra porta. La luna nueva. Ella también la mira desde otra puerta.

Nella letteratura giapponese, gli Haiku rappresentano una parte molto importante e caratteristica dell’essenza più profonda della cultura nipponica. L’haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /ikɯ/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; pronuncia italiana /’(h)aiku/ o /(h)ai’ku/) è un componimento poetico nato in Giappone, composto da tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe.

Esistono almeno due modi di scrivere Haiku che danno vita a due stili diversi. Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due versi. Il secondo stile produce Haiku che trattano due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia.

Questo secondo stile può attuarsi con due modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un’opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento.

Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo. Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduce un argomento, e sono i due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in relazione con l’argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in armonia).

Il tesoro della poesia giapponese è davvero immenso e non era affidato solo al genio di grandi poeti, ma anche al modo di esprimersi di ogni persona, ricca o povera, colta o incolta. È una poesia semplice e istintiva, fatta per lo più di immagini, che arriva dritta al cuore.

Le prime raccolte di poesie comparvero all’inizio dell’ottavo secolo: la forma poetica originaria era la “Tanka”, un componimento breve di cinque versi ispirato al contrasto tra la natura e il sentimento stesso del poeta che la contempla. La maggiore raccolta resta il Manyoshu (raccolta di “Miriade di foglie”), un’antologia che comprende circa cinquemila componimenti poetici, tra cui spiccano sicuramente le opere del grande Yamabe No Akahito.

Vi fu dopo questa raccolta (il cosiddetto “Periodo Tokugawa”) un forte risveglio nazionale e letterario che diede origine a una nuova forma poetica, che personalmente amo molto: l’haiku o haikai, breve componimento di tre versi (il primo e il terzo di cinque sillabe, il secondo di sette) in cui la natura diviene spesso un pretesto per riflettere, per esternare uno stato d’animo o un pensiero.

Caposcuola indiscussi dell’haiku sono Matsuo Basho (1644, 1694), autore che seppe dare alla poesia giapponese un tono più misurato e riflessivo, e Issa Kobayashi (1763, 1823 ), continuatore dell’opera di Basho: i suoi haiku sono splendidi .

il componimento Haiku deve essere composto inderogabilmente da tre versi  il primo verso deve essere composto sempre da 5 sillabe, il secondo verso deve essere composto sempre da 7 sillabe,  il terzo verso deve essere composto assolutamente da 5 sillabe

Concetto di verso ipèrmetro. Si dice ipèrmetro un verso che contiene una sillaba in più rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il primo verso di un Haiku deve contenere 5 sillabe. Un verso come il seguente: “vedendo morire” è un verso di 6 sillabe: ve – den – do – mo – ri – re 1 2 3 4 5 6

Relativamente a come dovrebbe essere il primo verso di un Haiku (secondo la regola classica di 5 sillabe) questo verso risulta ipèrmetro. Ovvero con una sillaba in più.  Concetto di verso ipòmetro

Si dice ipòmetro un verso che contiene una sillaba in meno rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il secondo verso di un Haiku deve contenere 7 sillabe.

Un verso come il seguente: lontana la sera è un verso di 6 sillabe lon – ta – na – la – se – ra 1 2 3 4 5 6

Relativamente a come dovrebbe essere il secondo verso di un Haiku (la regola classica dice 7 sillabe) questo verso risulta ipòmetro. Ovvero con una sillaba in meno. Per il conteggio delle sillabe distinguiamo un conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) e un conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, delle sinalefi interversali, della crasi, dello iato etc.).

Riteniamo che nella composizione di Haiku l’autore ha la libertà di conteggiare a piacere le sillabe: con il criterio ortografico, o con quello metrico. Il criterio metrico è quello che riteniamo si debba preferire. La possibilità di usare anche il criterio ortografico ci sembra opportuna per salvare Haiku bellissimi che a volte per una sola sillaba potrebbero non rientrare nello schema classico.

All’interno del verso, là dove si forma una crasi, si può conteggiare una sillaba in meno. Le sillabe possono essere conteggiate ortograficamente o metricamente (la lettura ad alta voce nei due casi darebbe al verso una scansione e un ritmo leggermente diverso)

. Per chiarire il concetto prendiamo il verso: lasciami andare Se conteggiamo le sillabe ortograficamente, esse sono 6: la – scia – mi – an – da – re 1 2 3 4 5 6

Se le conteggiamo secondo le regole della metrica, formandosi una CRASI tra le sillabe mi^an (che diventano una sola) il verso risulta di 5 sillabe. la – scia – mi^an – da – re 1 2 3 4 5

Tutte le parole tronche che si trovano a fine verso possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in più. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in più (verità deriva da veritade, bontà deriva da bontade). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica della sillaba accentata.

È come se quella piccola esplosione di suono accentato lasciasse una sorta di spazio vuoto, una coda, un’eco, un riverbero entro cui una sillaba atona (in realtà assente) può essere contenuta: ve-ri-tà 3 sillabe con il conteggio ortografico ma 4 sillabe con il conteggio metrico (se la parola tronca si trova a fine verso) at-tua-li-tà 4 sillabe con il conteggio ortografico ma 5 sillabe con il conteggio metrico (se la parola tronca si trova a fine verso) Tutte le parole sdrùcciole che si trovano a fine verso possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in meno.

La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in meno (cèlere deriva da cèler). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica di una sequenza di tre sillabe di cui la prima è tonica e le altre due atone.

È come se le due sillabe atone, dopo la piccola esplosione di suono della tonica, si avvicinassero a tal punto da occupare lo stesso spazio temporale. pè-ta-li 3 sillabe con il conteggio ortografico ma 2 sillabe con il conteggio metrico (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso) pa-rà-bo-la 4 sillabe con il conteggio ortografico ma 3 sillabe con il conteggio metrico (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)  Anasinalefe (sinalefe interversale regressiva).

La sillaba con cui inizia un verso ipèrmetro viene assorbita, formando crasi, dalla sillaba finale del verso precedente. In questo caso il verso che prima era ipèrmetro ora non lo è più. Mille cose la sera ancora da fare con il conteggio ortografico abbiamo: mil-le-co-se-la-se-ra 7 sillabe an-co-ra-da-fa-re 6 sillabe Se fossero gli ultimi due versi di un Haiku sappiamo che quello di sette sillabe è giusto, l’altro invece, come vuole la regola, dovrebbe essere di 5 sillabe.

Conteggiando le sillabe non ortograficamente, ma metricamente, abbiamo il fenomeno della anasinalefe per cui l’ultima sillaba della parola “se-ra” forma crasi con la sillaba iniziale del verso successivo, (an-co-ra), e a sé l’assimila, togliendola al conteggio dell’ultimo verso; che risulta così rientrante nella regola. mil-le-co-se-la-se-ra ^an 7 sillabe co-ra-da-fa-re 5 sillabe  Episinalefe (sinalefe interversale progressiva)

La sillaba finale di un verso ipèrmetro si fonde con la sillaba iniziale del verso successivo, e da questa si fa inglobare. Il verso che prima risultava ipèrmetro ora verrà conteggiato con una sillaba in meno.

Prendiamo questi versi di Tartamella: un canto qui mille farfalle piccole alzano al cielo un conteggio ortografico delle sillabe darebbe: un-can-to-qui 4 sillabe mil-le-far-fal-le-pic-co-le 8 sillabe al-za-no-al-cie-lo 6 sillabe Non sarebbe quindi un Haiku classico.

Ma se conteggiamo le sillabe metricamente abbiamo: un-can-to-qui 5 sillabe (la parola a fine verso è tronca e si può quindi conteggiare come avente una sillaba in più) mil-le-far-fal-le-pic-co-le 8 sillabe al-za-no^al-cie-lo 5 sillabe (in quanto per effetto di crasi le sillabe no ^ al si fondono in una sola)

 

Glossario Haiku

aki Autunno

  • bakufu

(Lett. “governo tenda”). Termine con il quale si indica il governo militare degli shgun.

  • bash

Albero di banano. Pseudonimo assunto da Jinshiro Munefusa Matsuo, in quanto tale pianta cresceva nel giardino della sua abitazione. Matsuo Bash (1644-1694) è in assoluto il più celebrato autore di haikai.

  • bunjin

(Lett. “uomo di lettere”). Con tale termine si indica una categoria di uomini colti, ammiratori della cultura cinese, ma con produzioni anche in giapponese. Si dedicavano alla letteratura alla pittura ed alla poesia. Non erano legati ad alcuna scuola o corrente e frequentavano circoli artistici molto esclusivi.

  • chka

(Lett. “poesia lunga”). In giapponese, una composizione con metrica 5-7, 5-7, 5-7, …, …, 7-7 sillabe. I chka sono spesso accompagnati da hanka che ne compendiano il contenuto. Nel Man’ysh vi sono circa 260 chka; il più lungo consta di 149 versi.

  • chnin

(Lett. “uomo di città”). Strato sociale urbano – commerciale che si configurò a partire dal XVI secolo, sia nelle città che nelle città-castello alla diretta dipendenza di un daimy. Il termine chnin copre una vasta area di categorie: artigiani, commercianti, medici, negozianti, etc.

  • daimy

(Lett. “grande nome”). Tale termine inizialmente designava solo un grande proprietario terriero. A partire dal XII secolo passò ad indicare il capo di una casata aristocratica militare, proprietario di vaste terre ed al comando di un esercito personale.

  • Edo

L’attuale Tokyo. Fu la capitale politica del Giappone fino al 1867 (dinastia Tokugawa). Con la restaurazione Meiji del 1868, Edo cambiò nome in Tokyo.

  • fuyu

Inverno

  • haijin

Compositore di haiku

  • haikai

Forma poetica di 17 sillabe sullo schema 5-7-5 sorta nel periodo Tokugawa (1600-1867). Massimo esponente fu Matsuo Bash. Dall’evoluzione di tale forma poetica è nato lo haiku. Non vi è una netta distinzione fra haiku, haikai e hokku (Lett. “verso che inizia”), ed in genere oggi haiku li ingloba tutti.

  • haikairenga

Renga umoristico. Evoluzione del renga.

  • haikaishi

Compositore di haikai

  • haiku

Forma poetica consistente in 17 sillabe con metrica 5-7-5. Deve contenere un kigo (riferimento ad una delle quattro stagioni). Derivato dallo haikai, si sviluppò nel periodo Tokugawa ed ebbe Matsuo Bash quale massimo esponente. Il termine haiku, nella moderna accezione di verso a sé stante, cioè autonomo e non più come parte iniziale di un componimento, è stato così definito da Masaoka Shiki, critico letterario, solo nel XIX secolo.

  • hanka

(Lett. “poesia che ripete”) Versi sul metro del tanka che compendiano o ripetono il tema nel chka.

  • haru

Primavera

  • hokku

(Lett. “verso che inizia”). Parte iniziale di un renga formata da 5-7-5 sillabe. Matsuo Bash separò questi tre versi iniziali dal resto della composizione dando vita ad un componimento a sé stante e ben definito.

  • kami no ku

Emistichio superiore di un tanka (5-7-5 sillabe). Nel renga è chiamato hokku

  • Kant

(Lett. ” a est della barriera”). Regione che attualmente comprende le prefetture di Tokyo, Chiba, Saitama, etc. Anticamente si estendeva a oriente sino alla barriera di saka (saka sekisho), da non confondere con la città di saka. Tokugawa Ieyasu vi stabilì la sua capitale Edo, agli inizi del XVII secolo.

  • Kigin, Kitamura Kigin

(1624-1705). Studioso di classici e poeta di waka e haiku del primo periodo Tokugawa. Scrisse commentari ai classici.

  • kigo

Riferimento stagionale. Può indicare una pianta, un fiore, un astro, un animale, un evento atmosferico, una festività etc. Tutto ciò che permetta l’identificazione specifica di una stagione e quindi il collocamento temporale della composizione. In Giappone esiste lo Saijiki o “Antologia delle Quattro Stagioni”, che raccoglie ogni tipo di kigo e la relativa descrizione.

  • kireji

(Lett. “termine che taglia”). Parola-cesura che sospende il discorso poetico creando una pausa. Non esiste un corrispettivo nelle lingue occidentali. Può essere reso con un trattino od un altro segno di interpunzione ed ha la funzione di portare il lettore a trovare il collegamento tra le due parti del poema. Alcuni esempi di kireji sono: ya, kamo, kana.

  • ku

Verso, stanza, emistichio. Può indicare sia un singolo verso che un gruppo di versi. Nel renga si indica con ku la parte che ogni poeta compone in successione.

  • Kyrai, Mukai Kyrai

(1651-1704). Poeta di haikai e discepolo di Bash, del quale curò molte opere, tra cui la più famosa collezione della scuola “Sarumino”.

  • Man’ysh

“Raccolta di diecimila foglie” oppure “Raccolta di diecimila generazioni”. La più antica collezione poetica in giapponese giunta sino a noi. E’ un’antologia privata. Consta di 20 parti comprendenti 265 chka, 4.207 tanka, 62 Sedka. Si divide in tre categorie: miscellanea (zka), poesie d’amore (smka) ed elegie (banka). Le poesie che comprende datano dal ’600 al ’759.

  • Meiji

(Lett. “governo illuminato”). Nome scelto dall’imperatore Mutsuhito al momento dell’ascesa al trono e che corrisponde ai suoi anni di regno Meiji ishin (1892-1912).

  • Meiji ishin

“Restaurazione” o “Rinnovamento” Meiji, cioè movimento che portò nel 1867 alla caduta dello shgunato Tokugawa dopo 265 anni di governo ed al ripristino dell’autorità imperiale. In tale occasione Edo, assunse il nome di Tokyo e cioè “capitale orientale”

  • Minamoto

Grande famiglia di origine imperiale, che si sviluppò nel Kant, protagonista assieme ai Fujiwara, Taira e Tachibana, della vita politica e culturale del paese nei secoli VII-XIV. Conosciuta anche come Genji (“famiglia di Minamoto”), dalla lettura sino-giapponese del nome. Tra il 1180 e il 1185 combatté contro i Taira per il predominio del paese e diede inizio al bakufu di Kamakura ed al periodo che prende il nome dalla località del suo quartier generale (Kamakura, 1185-1333).

  • natsu

Estate

  • onji

Segni grafici dell’alfabeto giapponese

  • renga

(Lett. “Poesia a catena”). Genere che si sviluppò a partire dal XII secolo, in un primo tempo come passatempo e successivamente come arte. Più poeti (in genere tre – ma poteva anche verificarsi il caso di un unico autore) componevano a turno il kami no ku (o emistichio superiore, 5-7-5 sillabe), e lo (ved.) shimo no ku (o emistichio inferiore 7-7 sillabe), fino a formare un renga di cento ku. Il più importante autore di renga fu Iio Sgi (1421-1502).

  • rizoku no h

La via per sfuggire alla banalità.

  • sabi

Termine non traducibile con un’unica parola. Concetto fondamentale per Bash, indica la bellezza della solitudine, della calma e del passato. E’ il tempo che scorre. Il continuo mutamento. Può indicare abbandono o raffinatezza. Kyrai, lo definisce “il colore del verso”. E’ l’elemento che equilibra lo haiku, conferendogli quell’atmosfera quasi malinconica, mai né troppo cupa né troppo gioviale.

  • Saijiki

“Antologia delle Quattro Stagioni” – Dizionario completo esistente in Giappone dei riferimenti stagionali o kigo che possono essere utilizzati per la stesura di uno haiku. Tale Antologia è vastissima ed è stata sempre aggiornata col passare del tempo, include innumerevoli voci, descrivendo ogni tipo di kigo molto dettagliatamente.

  • Saikaku, Ihara Saikaku

(1642-1693). Poeta e scrittore chnin nato a saka. Il primo scrittore a trattare del mondo dei mercanti e della gente comune. E’ famoso anche per il grande numero di versi che riuscì a comporre durante gare pubbliche: nel 1677 ne scrisse milleseicento in ventiquattro ore. Quei versi furono poi pubblicati con il titolo “Haikai yakazu” (Un grande numero di haikai). Nel 1680 riuscì a scriverne addirittura quattromila (yakazu, 1681)

  • samurai

Termine che indica l’aristocrazia guerriera del Giappone premoderno, formatasi nelle province sin dal X secolo, e detentrice del potere effettivo dal tardo XII secolo sino alla Restaurazione Meiji nel 1868. Durante il periodo Tokugawa i samurai assunsero generalmente funzioni burocratico-amministrative.

  • satori

“Illuminazione”. Concetto base del Buddismo. Nella terminologia del Buddhismo-Zen, l’acquisizione di una nuova angolazione per addentrarsi e comprendere l’essenza delle cose, cioè, “l’illuminazione improvvisa” raggiunta tramite l’aiuto del maestro.

  • sedka

Tipo di waka con metrica 5-7-7, 5-7-7. Si trova principalmente nel Man’ysh

  • shimo no ku

Emistichio inferiore di un tanka (7-7 sillabe)

  • shgun

Carica militare (talvolta resa con “generalissimo” dalla forma completa seiitaishgun = generalissimo inviato a sottomettere i barbari), che in origine era data ai capi militari inviati nelle province del Nord a sconfiggere le tribù ribelli degli Emishi. Quando Minamoto no Yoritomo nel 1185 vittorioso sui Taira stabilì il proprio governo militare (bakufu) a Kamakura, prese il titolo di shgun (1192) che divenne ereditario. Lo shgunato di Kamakura durò fino al 1333. Dopo un periodo di disordini fu seguito dallo shgunato Ashikawa. Molto spesso la carica di shogun fu solo nominale ed il potere era nelle mani di un reggente (shikken). Il successivo e ultimo shogunato fu quello dei Tokugawa. Potevano essere shgun solo gli appartenenti al ramo dei Seiwa-Genji della casata Minamoto.

  • Shhaku

(1443-1573) Monaco e poeta di waka e renga partecipò a due famose sequenze di renga: “Minase sangin nanihito hyakuin” (Cento stanze di tre poeti a Minase), e “Yunoyama sangin hyakuin” (Cento stanze di tre poeti a Yunoyama), insieme a Sgi e Sch.

  • shryaku

(Lett. “omissione”). Indica la tecnica del salto, sul piano grammaticale o logico, di termini altrimenti necessari in un linguaggio di prosa, al fine di stimolare fantasia e reazioni nel lettore.

  • Sch

(1448-1532). Monaco e poeta di renga. Partecipò con Shhaku e Sgi alle due più famose sequenze di renga : “Minase sangin nanihito hyakuin” (Cento stanze di tre poeti a Minase), e “Yunoyama sangin hyakuin” (Cento stanze di tre poeti a Yunoyama).

  • Sgi, Iio Sgi

(1421-1502). Di oscure origini divenne il più famoso autore di renga. Autore di testi critici e di antologie, è ricordato in modo particolare per tre famose sequenze di renga: due con Shhaku e Sch “Minase sangin nanihito hyakuin” (Cento stanze di tre poeti a Minase), e “Yunoyama sangin hyakuin” (Cento stanze di tre poeti a Yunoyama), nonché una sequenza personale: “Sgi dokugin nanihito hyakuin” (Cento stanze di Sgi soltanto).

  • tanka

(Lett. “poesia corta”), E’ formata da cinque versi con metrica 5-7-5-7-7, per un totale di 31 sillabe. Assieme al chka, genere principale della poesia giapponese waka. Dopo il Man’ysh, tanka e waka divennero sinonimi.

  • Tokugawa

Casata di guerrieri del Kant. Il capostipite Ieyasu conquistò il potere nel 1600 e proclamato shgun nel 1603 diede inizio allo shgunato che durò fino alla restaurazione Meiji nel 1868. Dal 1603 al 1868 quindici Tokugawa si susseguirono al potere.

  • wabi

E’ un termine non traducibile con un’unica parola ed è uno dei concetti fondamentali del Buddismo-Zen. Indica una ricchezza spirituale opposta ad un atteggiamento materialistico, una fuga dall’appariscente, un’attitudine di quiete e di modestia, al fine di permettere all’anima di cogliere la più profonda e lineare bellezza delle cose semplici.

  • waka

(Lett. “poesia giapponese”). In senso lato la poesia scritta in giapponese per differenziarla da quella in cinese; in senso stretto, tutta la produzione poetica giapponese precedente al renga e quindi al chka, sedka e tanka. Alla fine identificata con il tanka (con lo schema sillabico 5-7-5-7-7).

 

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vento d’autunno

che scuote ed agita

le gialle fronde

*

graffia le membra

di un corpo disfatto

dal grande dolore

*

ed il silenzio

è già solitudine.

In questa notte

*

chiare lacrime

ghiacciano sulle ciglia,

gelo nel cuore!

A.G. 2012

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haiku

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sboccia la poesia

nel giardino segreto

del nostro cuore

*

troppo clamore

porta l’umana follia…

toglie il fiato

*

sempre si cerca

il senso della vita

- senza risposte-

*

lame di luce

trafiggono il cuore

crude destino!

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muoiono con coloro
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*

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Senza l'esperienza e una buona dose di umiltà, la scrittura -sia in prosa che in poesia- rimane puro estetismo. Senza essersi fatti le ossa attraverso uno «studio matto e disperatissimo» non si raggiungerà mai la capacità di dare un fondamento logico al linguaggio idoneo ad ogni situazione. L'adagio che afferma come «non si nasca imparati» ha questo sapore.

La redazione

Ciò che il pubblico critica in voi, coltivatelo. Quello, siete voi.

Jean Cocteau

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