Poesia Indigena
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A partire dagli anni Ottanta, si verifica un processo culturale di straordinario interesse: la comparsa di una nuova letteratura nelle diverse lingue indigene latinoamericane. Dopo secoli di repressione, poeti e scrittori di varie etnie si sono riappropriati della parola scritta: il guatemalteco Humberto Ak’Abal compone versi in k’iché, il messicano Victor de la Cruz in zapoteco, il cileno Elicura Chihuailaf Nahuelpan in mapudungùn, il peruviano José Luis Ayala in aymara, il peruviano in quechua.
Ognuna di queste voci ha una sua specificità, ma tutte rimandano a una visione del mondo ancestrale e a un ordine estetico basato su una composizione poetica tesa a cogliere i suoni nell’universo vivente con il quale si stabilisce una relazione mutevole, sensoriale e spirituale.
E se questa relazione con il cosmo è una eredità dei loro antenati, essi si fanno veicolo della memoria e quindi voci della coscienza indigena.
- Humberto Ak’Abal
la ntte
La notte comincia,
quando la luna
-La nonna dei villaggi-
esce con la sua candela bianca di calce
per illuminare il silenzio.
Il buio
nasconde nel canyon,
i piccoli uccelli
rimboccarsi le loro canzoni
e gli alberi
giacciono su loro stesse ombre.
La nonna
che non ha dormito per secoli
lavelli
negli occhi della notte.
*
Libertà
Merli, poiane, e colombe
terreno su cattedrali e palazzi
proprio come fanno sulle rocce,
alberi e recinzioni …
e merda su di loro
con la completa libertà di chi sa
che Dio e la giustizia
appartengono all’anima.
*
prime ore del mattino
Nelle prime ore della notte alta
stelle che si spogliano
e fare il bagno nei fiumi.
Gufi loro desiderio,
le piccole piume in testa
stare in piedi.
*
preghiera
Nelle chiese
si può solo udire la preghiera
degli alberi
convertiti in banchi.
- Elicura Chihuailaf Nahuelpan
La luna può avere il tuo nome
Il tuo corpo è la natura, mi dicevi
poichè il giorno della partenza
mi salvarono gli alberi del parco
Forse non potrò mai parlare delle tue visioni
dall’altra parte dell’ovest
perchè la mia pena è come il rumore terribile
della bomba di Hiroscima
Non so, ti dico. Sto ancora guardando
i miei avi morti
sulle nsotre terre del 1883
Nell’omaggio alla vita
senza dubbio, entrambi direbbero la stessa cosa:
Silenzio
Il silenzio sacro come passi
nel bosco
Si fa sera e la pioggerella indugia
nelle mie parole
nel cielo, più in là, nella casa dorata
la Luna e io, splendendo, riposiamo
nell’occhio azzurro di una tormenta.
- José Luis Ayala (Huancané, Puno 1942) è giornalista, poeta, saggista, romanziere ed autore di libri per bambini. Ha vinto il Premio Poesía Sur Peruana (1967), il Premio de Literatura Popular (1990), il Premio de Literatura César Vallejo, nonché il Premio Internacional de Poesía, DIP, Parigi (1964).
LORO / NOI
Noi no, mai
loro sì
sui resti dei nostri cadaveri
e dei nostri ricordi
Loro prima di tutto
al di sopra
dei nostri diritti
Ciò che abbiamo costruito / il regime stabilito
la coscienza collettiva / la cultura ufficiale
noi che sopravviviamo / loro sì
la loro vita per amore di ricchezza
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