Poesia Russa


La letteratura russa antica proviene principalmente dalla Rus’ di Kiev ed è prevalentemente rappresentata dalla traduzione in paleoslavo di letteratura (soprattutto religiosa) bizantina generalmente anonima.
La scrittura in russo moderno si afferma solo nel XVII secolo. Se ne considera punto di partenza l’autobiografia del pope Avvakum (moscovita, vescovo tradizionalista morto nel 1682, martire dei conflitti religiosi scatenati dalle riforme del patriarca di Mosca Nikon).

Sotto l’influenza di Pietro il grande il paese si occidentalizza. L’uso del russo è facilitato dalla riforma dell’alfabeto cirillico e questo consente l’accesso alla cultura ad un maggior numero di persone, che trova assai apprezzabile l’idea di utilizzare una lingua profana popolare per la letteratura.

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  • Sergej Esenin

Si è sollevato un incendio azzurro…

Si è sollevato un incendio azzurro,
Le lontananze natie offuscando.
Ho cantato d’amore, ho rinunciato
A far scandali: per la prima volta.

Non ero che un giardino abbandonato,
Ero avido d’alcool e di donne.
Non amo più bere, ballare e perdere,
Senza voltarmi indietro, la mia vita.

Vorrei solo guardarti, contemplando
L’oro-castano abisso dei tuoi occhi
E, rinnegando il passato, far sì
Che con un altro tu non te ne vada.

Dolce andatura ed elegante vita:
Tu, dal cuore inflessibile, sapessi
Come è capace un teppista d’amare,
Come è capace d’esser sottomesso.

Le bettole per sempre scorderei,
Smettendo anche di scrivere versi:
Soltanto per sfiorare la tua mano
E come un fiore autunnale i capelli.

E vorrei sempre seguirti da presso,
Sia in patria che in paesi forestieri…
Ho cantato d’amore e ho rinunziato
A far scandali: per la prima volta.

I fiori mi dicono addio

I fiori mi dicono addio,
Scrollando in giù le corolle,
Perch’io mai più rivedrò
Il suo volto e il paese natio.

Non importa, mia cara, non importa!
Li ho visti ed ho visto la terra,
E accolgo questo brivido tombale
Come se fosse una nuova carezza.

E poiché penetrai l’intera vita
Passandole dinanzi sorridendo,
Mi dico ad ogni istante
Che a questo mondo tutto si ripete.

Verrà un altro, e che importa! La tristezza
Non cancella chi parte: per la donna
Abbandonata e cara comporrà
Il successore un canto ancor più bello.

E nel silenzio ascoltandolo
Dal nuovo amante l’amata,
Di me può darsi si ricorderà
Come di un fiore che non si ripete.

  • Aleksandr Puskin

Ti amai…

Ti amai – anche se forse
ancora non è spento
del tutto l’amore.

Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.

Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata
come – Dio voglia – un altro possa amarti.

Ricordo il magico istante:
Davanti m’eri apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.

Nei disperati miei tormenti,
Nel chiasso delle vanità,
Tenera udivo la tua voce,
Sognavo i cari lineamenti.

Anni trascorsero. Bufere
Gli antichi sogni poi travolsero,
Scordai la tenera tua voce,
I tuoi sublimi lineamenti.

E in silenzio passavo i giorni
Recluso nel vuoto grigiore,
Senza più fede e ispirazione,
Senza lacrime, ne’ vita e amore.

Tornata è l’anima al risveglio:
E ancora mi sei apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.

E nell’ebbrezza batte il cuore
E tutto in me risorge già -
E la fede e l’ispirazione
E la vita e lacrime e amore.

  • Gavrila Romanovic Derzavin (1743-1816)

Le fanciulle russe

Hai visto, cantore di Teo,
come sul prato di primavera il bycok
danzano le giovani russe
al suono dello zufolo del pastorello?
Come, col capo reclinato, camminano,
il tempo battendo coi calzari loro,
e piano le mani e lo sguardo muovono
e con le spalle si esprimono?
Come con i loro dorati nastri
le candide fronti splendono,
sotto le preziose perle
il soave petto respira?
Come attraverso le azzurre vene
scorre il roseo sangue,
sulle gote, le fossette
ardenti, l’amore impresse?
Come i loro sopraccigli di zibellino
lo sguardo di falco colmo di scintille,
i loro sorrisi, le anime da leone
anche i cuori delle aquile fendono?
Se tu avessi visto codeste leggiadre fanciulle,
avresti le giovani greche dimenticato
e sulle sensuali ali
il tuo Eros verrebbe incatenato.

  • Anna Achmatova

GIGLI

Ho colto gigli splendidi e profumati,
pudicamente chiusi,
come una schiera di fanciulle innocenti.
Dai tremuli petali, bagnati di rugiada,
ho bevuto profumo, felicità, pace.

Il cuore batteva e tremava, come per un dolore,
i pallidi fiori dondolavano la corolla
di nuovo sognavo quella lontana libertà,
quel paese dove sono stata con te…..

  • Boris Pasternak

CHE BELLE QUELLE USCITE NEL SILENZIO!

Che belle quelle uscite nel silenzio!
La steppa sterminata come il mare,
erbe che sospirano, fruscii di formiche
pianto ondeggiante di zanzare.

Cumuli di nuvole si sono allineati
e dileguano, come un vulcano sul vulcano.
Tace la steppa, sterminata e fradicia,
ondeggia, trascina , sospinge.

La nebbia come mare ci sommerge,
le lappole s’attaccano alle frange.
Bellissimo vagare nella steppa come sulla spiaggia.
Ondeggia, trascina, sospinge.

  • Evgenij Evtušenko

“La poesia ho infilato al ramo…”

La poesia
ho infilato al ramo.
Sbatte,
non cede al vento.
Mi preghi: “Toglila non scherzare”.
Viene qualcuno.
Guardano, incuriositi.
Non possiamo stare a discutere.
Andiamo, via.
“Ma la dimenticherai…”
Ma sì, una nuova te ne scriverò domani.
Che importa una poesia perduta!
Al ramo non fa peso.
Quante poesie vorrai ti scriverò,
tanti alberi,tante poesie.

  • Michail Jurevic LERMONTOV.

Solitario esco sulla strada;
splende tra la foschia la via sassosa;
calma è la notte. Si affisa in Dio
il deserto. E stella parla a stella.

In alto il cielo è solenne e mirabile!
Dorme la terra in un fulgore azzurro…
Cosa dunque mi tormenta e m’angoscia?
C’è qualcosa che attendo, che rimpiango?

Già non attendo io nulla dalla vita,
e del passato non rimpiango nulla,
vado cercando libertà e quiete!
Vorrei scordare me stesso, dormire,

e non del freddo sonno del sepolcro…
si, per sempre dormire, ma in che senso
riposino le forze della vita,
e il petto nel respiro, si alzi lieve;

che una tenera voce, notte e dì,
mi carezzi l’udito, canti amore,
e reclini e stormisca bruna quercia
su di me, verdeggiando in eterno.

  • Gennadij Ajgi

A lungo: il sole

a lungo
(e in quella durata repentino-incessante):

dietro il monotono
raccolto fluire:

(come un’alta preghiera: senza parole senza articolarsi di pensiero):

dietro questo trascorrere
d’armonia di tremule pure:

tu – amico veggente! –

vivo – come linfa –
comunicante:

(vivo – come solo il puro dolore
trepida una possibile vita di madre:

nel sangue: invisibile chiarezza!):

vivo! – e senza cessa:

unico – luminoso e asciutto – come il sangue! – rispondente:

come invisibile! – in una sorta d’anima unica
ovunque quieto:

Senso-Sole!…

  • Fjodor Tjutcev

Lungi dal sole e dalla natura,
Lungi dalla luce e dall’arte ,
lungi dalla vita e dall’amore,
passano i tuoi giovani anni,
si spengono i tuoi vivi sentimenti,
si disperdono i tuoi sogni…

e la tua vita trascorre invisibile
in un paese deserto e senza nome,
in una terra ignota, remota,–
come sparisce una nuvola di fumo
nel cielo torbido e nebbioso
nella tenebra d’autunno, sconfinata

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Senza l'esperienza e una buona dose di umiltà, la scrittura -sia in prosa che in poesia- rimane puro estetismo. Senza essersi fatti le ossa attraverso uno «studio matto e disperatissimo» non si raggiungerà mai la capacità di dare un fondamento logico al linguaggio idoneo ad ogni situazione. L'adagio che afferma come «non si nasca imparati» ha questo sapore.

La redazione

Ciò che il pubblico critica in voi, coltivatelo. Quello, siete voi.

Jean Cocteau

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