Correnti letterarie
Correnti letterarie tra le due guerre mondiali
Secondo Romanticismo
Dopo il fallimento del ’48 è una corrente patetica che si stacca da quella realistica, accentuando il sentimentalismo, la malinconia ecc. Giovanni Prati e Aleardo Aleardi.
Terzo Romanticismo
Nasce negli anni ’60-’70 nella Milano della contraddizione fra ideali risorgimentali di giustizia-libertà e la logica borghese del profitto. E’ la Scapigliatura: nega qualunque valore alla religione , alla famiglia, alla scuola, agli eserciti, alla morale borghese, rifiuta il sentimentalismo del secondo Romanticismo, non ha una precisa proposta alternativa sul piano sociale (radicalismo anarchico).
L’arte non deve educare, ma esprimere qualunque sentimento, anche negativo, della coscienza individuale. Anticipa il Verismo nella critica del sistema borghese e il Decadentismo nell’atteggiamento esistenziale. Collegandosi con la letteratura europea (p.es. Baudelaire) sprovincializza la nostra letteratura. Introduce nel linguaggio scritto le forme del parlato quotidiano (vedi Verismo).
Esponenti più noti: Emilio Praga, i fratelli Boito. Molti di loro finiscono suicidi o alcolizzati.
Futurismo
Nato con Marinetti nel 1909, anticipa e fiancheggia il Fascismo sino al 1922. Esaspera il lato irrazionale del Decadentismo. Esalta la violenza, guerra e militarismo, nazionalismo e imperialismo. Nello stile abolisce i nessi grammaticali e sintattici, aggettivi, avverbi e anche punteggiatura, i verbi sono usati solo all’infinito.
Ermetismo
Prosegue l’esperienza crepuscolare, cerca un linguaggio essenziale, che spesso però diventa oscuro, identifica poesia e lirica, usa i simboli, si concentra sull’interiorità o solitudine esistenziale. Disimpegnato politicamente (Ungaretti, Montale e Quasimodo: gli ultimi due, premi Nobel). Saba è un caso a sé.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale (’45) il Neo-realismo.
Futurismo
Insieme dei movimenti artistici e letterari sviluppati in Italia e in Russia a partire dal 1909 che furono gli anticipatori del rifiuto del tradizionalismo e dell’esaltazione del modernismo.
Il futurismo italiano è nato dal tentativo di svegliare l’apatia politica e culturale del paese attraverso una “sana” aggressività verbale e culturale. I futuristi fecero l’apologia delle città, della velocità, delle macchine da corsa, delle macchine in genere. Il primo periodo del futurismo italiano, negli anni 1909-1916, ruota attorno alla figura del suo ispiratore, Boccioni; il secondo periodo, dal 1918 al 1944, si sviluppa intorno alla figura del suo massimo teorico, Marinetti, che tentò di farne l’arte ufficiale in Italia. Il Manifesto futurista redatto da Marinetti uscì nel 1909. Il movimento ebbe fin dall’inizio un grande successo anche all’estero, ma le posizioni nazionaliste e più tardi fasciste dei suoi esponenti, la loro apologia della guerra suscitarono critiche severe da parte di altri artisti, tra cui Modigliani e De Chirico. Durante la loro esposizione a Parigi nel 1912, i futuristi criticarono il cubismo, che interpretarono come una forma nascosta di accademismo, ma ne presero comunque alcuni principi formali, come quello relativo all’interpenetrazione dei piani e della simultaneità.
Il futurismo russo nasce nel 1913 quando Malevitch, a Mosca, chiamò i propri quadri “cubo-futuristi”. I pittori dell’epoca, la maggior parte di ascendenza modesta e contadina, furono attratti dalle teorie futuristiche, soprattutto nella sua dimensione sociale e nel suo rifiuto dell’eredità rinascimentale. Il futurismo russo si distingue nettamente da quello italiano per il suo rifiuto della metafisica, la sua totale adesione al marxismo e la sua visione poetica della macchina. Il futurismo russo si sviluppò anche in campo letterario dal 1910 al 1920, con uno spirito anarchico che rifiutava la cultura borghese e preannunciava una “rivoluzione” linguistica.
Generazione persa
Nome dato agli scrittori americani degli anni 20 e 30 che si sono schierati contro i valori del periodo pre-bellico. È Gertrude Stein che ha detto «Voialtri giovani che avete fatto la guerra, siete tutti una generazione persa». Tra questi scrittori abbiamo Djuna Barnes, Ezra Pound, Heminguay, Fitzgerald, John Dos Passos.
Realismo socialista
Dottrina artistica e letteraria diventata ufficiale nell’Unione Sovietica nel 1934. A seguito dell’effervescenza artistica dovuta alla rivoluziona del 1917, intorno al 1922 si assistette ad una regressione verso il realismo, con la nomina di Stalin come segretario generale del Partito Comunista sovietico. L’Associazione degli artisti russi rivoluzionari, fondata nel maggio 1922, sostenne il realismo contro le avanguardie. Il movimento del Proletkult si espanse notevolmente, e gli artisti innovatori, come Chagall e Kandinsky, si esiliarono oppure rinunciarono alla propria autonomia (Malevitch, Maïakosvki, Tatlin). Nel 1934, durante il primo Congresso degli scrittori sovietici, Jdanov impose il realismo socialista, ormai l’unica arte considerata ufficiale: gli artisti, attraverso la loro opera, dovevano contribuire alla costituzione dello stato socialista ed essere comprensibili per tutti. I soggetti pittorici dovevano essere la vita contadina o operaia.
A partire dal 1955, la destalinizzazione portò a una sitiazione di confusione, ma il realismo socialista si mantenne attraverso l’opera di Sarian, Konchalovski, S. Guerassimov, D. Jilinsky e A. Laktionov.
Con la guerra fredda e l’espansione del comunismo nel mondo, il realismo socialista influenzò anche artisti di nazionalità varie e, in particolare in Europa, assunze la froma di un’arte “impegnata”. Ma è in Cina che ebbe la maggiore influenza, anche grazie all’opera teorica di Mao intitolata Discorso sull’arte e la letteratura, del 1942. Paradossalmente, i manifesti maoisti ebbero in seguito una qualche influenza sull’arte americana del pop-art.
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