L’immortale
Tra le sponde verdi del cielo d’agosto
voglio perdermi come gli insetti tra l’erba;
con i fasci dorati del sole
che inondano il mio letto di folgie.
Vorrei fuggire all’occhio opprimente del cielo,
salire sull’ultimo ramo di un albero
e guardarlo anch’io con disprezzo.
Il sangue cade come surreale pioggia
e bagna goccia dopo goccia la terra
arsa, nera e mefitica.
La scure interrompe il lamento
e già pregustano i vermi il loro macabro piatto
già sbavano i cani annusando il mio sangue vergine;
ma dall’alto si cala un vestito piumato di tenebra
che raccoglie la salma in un vento malsano
e la porta in cima ad un albero nero,
prendendo in pegno le sue pupille di vetro
per far trasportare dal vento i suoi sussurri in eterno.
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