L’isola di carta

mag 27, 2010 by

divisorio dorato

L’appiglio – lo ammetto -

a volte l’ho intravisto ad un passo

ma non sono stato mai lesto

ad interrompere la sua corsa

A volte non mi capacito

di quanto possa essere vasto

questo pallone gonfiato

Mi stupisce la perfezione

perchè lo so che

non è facile essere tondi

senza cedere mai

alla tentazione degli spigoli

Ho preso porte in faccia

ma ho saputo mantenere

i miei connotati

i graffi e i lividi sono dettagli

di cui non mi sono mai curato

I piedi quelli sì

che sono importanti

per la mia sete di ricerca

per rincorrere una fortuna

da sempre travestita

da velocista in gran forma

Dell’appiglio che potrebbe salvarmi

non mi fido per niente

vuole che mi scoppi il cuore

prima che trovi il tempismo

per stringerlo nel pugno

Forse non è nemmeno mio

e sono un povero illuso

che si crede importante

un Napoleone

sul trono di un’isola di carta
 

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Senza l'esperienza e una buona dose di umiltà, la scrittura -sia in prosa che in poesia- rimane puro estetismo. Senza essersi fatti le ossa attraverso uno «studio matto e disperatissimo» non si raggiungerà mai la capacità di dare un fondamento logico al linguaggio idoneo ad ogni situazione. L'adagio che afferma come «non si nasca imparati» ha questo sapore.

La redazione

Ciò che il pubblico critica in voi, coltivatelo. Quello, siete voi.

Jean Cocteau

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