L’isola di carta
L’appiglio – lo ammetto -
a volte l’ho intravisto ad un passo
ma non sono stato mai lesto
ad interrompere la sua corsa
A volte non mi capacito
di quanto possa essere vasto
questo pallone gonfiato
Mi stupisce la perfezione
perchè lo so che
non è facile essere tondi
senza cedere mai
alla tentazione degli spigoli
Ho preso porte in faccia
ma ho saputo mantenere
i miei connotati
i graffi e i lividi sono dettagli
di cui non mi sono mai curato
I piedi quelli sì
che sono importanti
per la mia sete di ricerca
per rincorrere una fortuna
da sempre travestita
da velocista in gran forma
Dell’appiglio che potrebbe salvarmi
non mi fido per niente
vuole che mi scoppi il cuore
prima che trovi il tempismo
per stringerlo nel pugno
Forse non è nemmeno mio
e sono un povero illuso
che si crede importante
un Napoleone
sul trono di un’isola di carta
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