Riferimenti bibliografici a ‘Note a pensiero Dominante”
- Riferimenti Note‘
- Fanny Targioni Tozzetti
- Mario Fubini
- Walter Binni
- Karl Vossler
- Terenzio Mamiani
- Cesare Luporini
- Nikolaj Kondrat’ev
- Luigi Salvatorelli
- Sebastiano Timpanaro
- Emilio Bigi
- L’attimo fuggente
- Walt Whitman:
Figlia di Luigi Ronchivecchi e di Teresa Manzi, sposò il professor Antonio Targioni Tozzetti dal quale ebbe tre figlie.
La loro casa fiorentina di via Ghibellina era aperta a letterati e artisti fiorentini e l’avvenenza e la spigliatezza di Fanny le procurarono la fama di donna leggera e facile agli amori.
Alessandro Poerio la presentò a Leopardi poco dopo che il poeta era giunto, il 10 maggio 1830, a Firenze.
Così il Poerio la descriveva al comune amico Antonio Ranieri: « Leopardi e Niccolini dicono essere ella non solo bellissima e cortese di modi, ma eccellente oltre al solito delle donne nella pittura, nelle lingue moderne ed in altri pregi.
La Targioni [...] è ormai fatta tutta letteratura e signoria. Dicesi che Carlo Torrigiani sia attualmente il suo favorito. Altri nominarono Luigi Mannelli. C’è pure chi pretende che Gherardo Lenzoni e il marchese Lucchesini di tempo in tempo facciano incursioni sull’antico dominio.
Io non posso indurmi a credere di sì prudente donna così licenziose novelle e credo che de’ quattro amanti almeno due siano favolosi. » (Lettera di Alessandro Poerio ad Antonio Ranieri, 18 maggio 1830)
La Targioni Tozzetti collezionava autografi di personaggi illustri, e Leopardi si preoccupò di procurargliene un buon numero dai propri corrispondenti, come Pietro Colletta, o gli editori Pietro Brighenti, Antonio Stella e Gian Pietro Vieusseux, e si attivò per farle ottenere qualche scritto dell’Alfieri, del Pindemonte, del Monti, di Saverio Bettinelli, di Melchiorre Cesarotti, del Lamartine.
Tanto pressante attivismo, testimoniato dalle sue lettere, per soddisfare le richieste della signora, appare singolare in Leopardi e non può non far ritenere che egli cercasse in ogni modo di guadagnarsi la riconoscenza di Fanny.
Dal carteggio tra Ranieri e la donna, risulterebbe che né la donna lo corrispose, né Leopardi le rivelò mai i suoi veri sentimenti.
Pare anzi che i suoi interessi sentimentali propendessero più per l’esule napoletano che per il poeta di Recanati.
Torna dinanzi al mio pensier talora il tuo sembiante, Aspasia. ... Quanto adorata, o numi, e quale un giorno mia delizia ed erinni! E mai non sento mover profumo di fiorita piaggia, né di fiori olezzar vie cittadine, ch’io non ti vegga ancor qual eri il giorno che ne’ vezzosi appartamenti accolta, tutti odorati de’ novelli fiori di primavera, del color vestita della bruna viola, a me si offerse l’angelica tua forma, inchino il fianco sovra nitide pelli, e circonfusa d’arcana voluttà; quando tu, dotta allettatrice, fervidi sonanti baci scoccavi nelle curve labbra de’ tuoi bambini, il niveo collo intanto porgendo, e lor di tue cagioni ignari con la man leggiadrissima stringevi al seno ascoso e desiato. ..
Critico letterario italiano (Torino 1900 – ivi 1977).
I suoi scritti, caratterizzati da una libera e meditata accettazione del pensiero crociano e della critica stilistica, hanno riguardato, tra l’altro, Dante, Vico, Alfieri e Leopardi.
Fu professore. di letteratura dal 1937, successivamente nelle università di Palermo, Trieste, Milano e Pisa. Socio nazionale dei Lincei (1953), è stato uno dei direttori del Giornale storico della letteratura italiana.
(Perugia, 4 maggio 1913 – Roma, 26 novembre 1997) è stato un critico letterario, storico e antifascista italiano, illustre italianista, è stato uno dei maggiori studiosi della poetica di Giacomo Leopardi.
Studiò all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore (dove si classifica primo al concorso del 1931 per allievo interno della Classe di Lettere), accanto ad illustri nomi quali Momigliano e Russo.
Durante la guerra prese parte alla Resistenza venendo in seguito eletto all’Assemblea Costituente. Insegnò alle Università di Firenze, Genova e Roma dirigendo la rivista Rassegna della letteratura italiana fino a tarda età.
Fu socio dell’Accademia dei Lincei e deputato nelle file socialiste. Il centro teorico della sua critica letteraria sembrerebbe essere la poetica come tramite tra esperienza e poesia, presente sia nello slancio della creazione sia nella meditazione e nella cultura del poeta. Nella poetica, dunque, confluirebbero tanto l’umanità dello scrittore, quanto la civiltà che lo circonda.
La sua biblioteca è stata donata alla Regione Umbria che l’ha affidata in deposito alla Biblioteca Augusta di Perugia.
Fu Linguista e filologo (Hohenheim, Stoccarda, 1872 – Monaco di Baviera 1949), prof. nelle università di Heidelberg (1902), Würzburg (1909), Monaco (1911). Seguace della filosofia idealistica, specie crociana, si batté per una visione idealistica del linguaggio, e cioè per lo studio della linguistica, della stilistica, ecc., viste essenzialmente come altrettante storie della poesia (Positivismus in der Sprachwissenschaft, 1904; Sprache als Schöpfung und Entwicklung, 1909; Geist und Kultur in der Sprache, 1925).
Mise poi in pratica queste idee nell’opera Frankreichs Kultur im Spiegel seiner Sprachentwicklung (1913), poi (1929) ripubblicata col titolo Frankreichs Kultur und Sprache, influendo anche sugli studî di altri (L. Spitzer, E. Lerch).
Numerosi e sempre acuti studî critici V. ha inoltre dedicato a scrittori di quasi tutte le lingue neolatine; basti ricordare quelli su Cellini, Leopardi, La Fontaine, Racine, Lope de Vega; e, tra i maggiori, Die göttliche Komödie (1907-10; 2a ed. 1925) e Poesie der Einsamkeit in Spanien (1940). È stato pubblicato il suo carteggio con B. Croce (Carteggio Croce-Vossler, 1899-1949, 1983).
Tra le sue opere di maggiore spicco si ricordano: Positivismo e idealismo nella scienza del linguaggio (Positivismus und Idealismus in der Sprachwissenschaft) 1904; Il linguaggio come creazione ed evoluzione (Sprache als Schopfung und Entwicklung), 1905; Civiltà e lingua di Francia (Frankreichs Kultur und Sprache) 1929.
Dal 30 novembre 1946 fu socio corrispondente dell’Accademia della Crusca
Nacque a Pesaro nel 1797. Di nobili sentimenti patriottici partecipò agli eventi relativi ai moti del 1831 nello Stato Pontificio, e fu poi costretto all’esilio a Parigi.
La consapevolezza di un’originalità del pensiero italiano si fece strada nei suoi studi parigini, ed affiorò assieme ad alcuni spunti storiografici con lo scritto Del rinnovamento della filosofia antica italiana, pubblicato a Parigi nel 1834.
In questo scritto, che fu poi ripubblicato in Padova ed in Milano, nel 1836, si ricostruiva la tradizione filosofica antichissima che aveva avuto per protagonisti pensatori fioriti nella Magna Grecia, i quali si erano impegnati nella divulgazione di una sorta di “filosofia dell’esperienza”. Rientrato in Italia, Mariani fu Primo ministro di Pio IX in un periodo cruciale per lo Stato romano, nel 1848.
Riprese la via dell’esilio dalle sue terre nel 1849: fu dapprima a Genova e poi a Torino. Con la creazione in Genova dell’Accademia di Filosofia italica compì una sorta di “conversione” dalla filosofia dell’esperienza ad una forma di platonismo coscienzialistico.
Fu docente a Torino di Filosofia della Storia e poi, a Roma, di Filosofia teoretica. Fondò a Roma, nel 1870, la prima grande rivista filosofica italiana, la «Filosofia delle scuole italiane», che diresse fino alla morte, avvenuta in Roma nel 1885.
Filosofo italiano. Lettore di tedesco presso la Scuola Normale Superiore di Pisa; insegnò storia della filosofia a Pisa fino al 1958, quindi filosofia morale all’Università di Firenze Formatosi in Germania, a contatto con Nicolai Hartmann e Martin Heidegger, si accostò all’esistenzialismo. Dopo la seconda guerra mondiale, abbandonò la prospettiva esistenzialista per aderire al marxismo.
Membro del Partito comunista italiano, fu senatore della Repubblica. Opere principali: Situazione e libertà nell’esistenza umana (Firenze 1942); Filosofi vecchi e nuovi (Firenze 1947); Voltaire e le «Lettres philosophiques» (Firenze 1950); Spazio e materia in Kant (Firenze 1961); Dialettica e materialismo (Roma 1974); Leopardi progressivo (Roma 1980).
Il marxismo di Luporini è fondato su una critica radicale allo storicismo, sul rifiuto di ogni concezione finalistica dello sviluppo storico, rifugge da letture dogmatiche così come da ogni forma di economicismo e meccanicismo. Il pensiero di Marx deve essere considerato una concezione aperta e complessa, dove materialismo e dialettica compongono una sintesi mai totalizzante (da qui il suo interesse profondo per l’elaborazione di Gramsci) e parte fondamentale di una più generale teoria dei condizionamenti umani.
Lo stesso Leopardi, secondo L., non è permeato solo di pessimismo assoluto, ma ci invita alla resistenza attiva.
Le sue prime occupazioni furono nel campo dell’economia agraria e della statistica, come dimostra la sua nomina a Ministro dell’Approvvigionamento il 5 ottobre 1917, nell’ultimo breve governo di Alexander Kerensky. Membro del Partito Socialista Rivoluzionario, dopo la rivoluzione dl 1917 si dedicò all’attività di ricerca. Nel 1919 gli fu assegnato un posto da insegnante nell’Accademia di Agricoltura di Pietro il Grande, e nell’ottobre del 1920 fondò a Mosca l’Istituto di Congiuntura, riuscendo in pochi anni a renderlo una rispettata istituzione, forte della presenza di 51 ricercatori. Nel 1924 Kondratiev viaggiò in Inghilterra, Germania, Canada e Stati Uniti e visitò diverse università prima di tornare in Russia.
Nel frattempo, l’economista pubblicava il suo primo libro, già contenente l’idea delle Onde che l’avrebbe reso celebre, e si occupava di un piano quinquennale per lo sviluppo dell’agricoltura in Unione Sovietica. Sostenitore e teorico della Nuova politica economica (NEP), Kondratiev era favorevole alla strategia economica che faceva dell’agricoltura e della produzione di beni di consumo i settori dominanti il panorama economico sovietico, a discapito dell’industria pesante; le sue fortune ebbero perciò fine nel momento in cui la NEP fu accantonata, intorno al 1927.
Nel 1928 Kondratiev fu rimosso dall’incarico di direttore dell’Istituto di Congiuntura, e nel luglio del 1930 venne arrestato con l’accusa di far parte del “Partito Laburista dei Contadini” (presumibilmente un partito inesistente inventato dall’NKVD). Condannato come kulak-professore a 8 anni di prigione, scontò la sua pena a Suzdal, presso Mosca, a partire dal febbraio 1932.
Malgrado il peggioramento delle sue condizioni di salute, Kondratiev continuò le sue ricerche e decise di preparare altri cinque libri, come scritto in una lettera alla moglie. La sua ultima lettera fu spedita alla figlia, Elena Kondratieva, il 31 agosto 1938. Il 17 settembre dello stesso anno, durante la Grande Purga, fu sottoposto ad un secondo processo e fu condannato a dieci anni senza la possibilità di intrattenere corrispondenza con il mondo esterno. Kondratiev fu tuttavia fucilato il giorno stesso, all’età di 46 anni.
Il suo ricordo è stato riabilitato quasi cinquant’anni dopo la morte, nel 1987. I suoi lavori vennero tradotti in inglese per la prima volta nel 1988 da Stephen S. Wilson. Nel 1992, in occasione del centenario della sua nascita, venne fondata la Fondazione Internazionale N.D. Kondratiev.
Nato a Marsciano, Perugina, nel 1886, fin da giovanissimo, come egli stesso ebbe a ricordare, manifestò un’insaziabile curiosità sia per il passato sia per gli avvenimenti contemporanei.
Negli anni universitari si orientò – è ancora Salvatorelli a farcelo sapere – verso «il campo ecclesiastico-religioso», ma nel 1907 si laureò in Filologia romanza con Ernesto Monaci presso l’Università di Roma.
Vincitore nel 1915 del concorso in Storia del cristianesimo (primo della terna dei vincitori risultò Ernesto Buonaiuti, esponente di spicco del modernismo, un movimento cui Salvatorelli guardava con simpatia), fu professore all’Università di Napoli.
Ben presto, tuttavia, iniziò l’attività di giornalista politico (1919), che lo spinse a lasciare la cattedra – la sua carriera universitaria si chiuse per sempre – e a trasferirsi a Torino, dove nel 1921 divenne condirettore di «La Stampa».
Intanto aveva assunto – sono sue parole di circa quarant’anni dopo – «una posizione di democrazia liberale e sociale che non ho più abbandonato». Collaboratore di «La rivoluzione liberale» di Gobetti, proprio presso la casa editrice di Gobetti pubblicò nel 1923 la raccolta di articoli Nazionalfascismo. Il suo antifascismo si espresse anche in Irrealtà nazionalista del 1925. Allontanato d’autorità da «La Stampa» nel medesimo anno, si diede a un fervido lavoro di studioso.
In conformità ai suoi interessi per la storia del cristianesimo pubblicò Vita di san Francesco d’Assisi (1926) e San Benedetto e l’Italia del suo tempo (1929). Agli aspetti religiosi prestò grande attenzione in Costantino il grande (1929) e in L’Italia comunale (1940). Vari furono i problemi e i periodi di cui si occupò privilegiando l’Ottocento e l’età contemporanea.
Non mancarono ampie opere d’insieme, quali Sommario della storia d’Italia dai tempi preistorici ai nostri giorni (1938), Storia d’Europa dal 1871 al 1914 (2 voll., 1940), Profilo della storia d’Europa (1942). Salvatorelli divenne uno degli autori più prestigiosi della casa editrice Einaudi, per i cui tipi apparvero, oltre al Sommario e al Profilo citati sopra, due suoi libri fondamentali: Storia del pensiero politico italiano dal 1700 al 1870 (1935) e Pensiero e azione del Risorgimento (1943), entrambi frequentemente rielaborati.
Membro del Partito d’Azione, costituitosi clandestinamente nel 1942, fu ostilissimo alla monarchia sabauda, complice e sostenitrice del fascismo, e contro di essa sferrò un violento attacco in Casa Savoia nella storia d’Italia (1945), ripubblicato con molte attenuazioni in Miti e storia del 1964.
Nell’abbondante produzione storiografica – affiancata a un’instancabile attività di commentatore politico – che dalla caduta del fascismo giunge alla scomparsa dell’autore si segnalano: Leggenda e realtà di Napoleone (1944, nuova ed. 1960); La rivoluzione europea, 1848-1849 (1949); Storia d’Italia nel periodo fascista (1956, in collaborazione con Giovanni Mira); Storia del Novecento (1957); Spiriti e figure del Risorgimento (1961). Morì a Roma nel 1974. A cura di L. Guerci, del 09/03/2005
Allievo a Firenze del celebre antichista Giorgio Pasquali, membro tra l’altro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e della British Academy, scelse di rifiutare la carriera di insegnamento universitario, senza rinunciare però a una imponente attività scientifica, indirizzata verso la filologia latina e greca, la letteratura italiana contemporanea e alcuni grandi temi filosofici dell’Ottocento: il marxismo, il materialismo e la psicoanalisi freudiana.
Si è anche impegnato in politica, militando nel Partito Socialista Italiano. In un articolo del 1980 (Di alcune falsificazioni di scritti leopardiani su Aspetti e figure della cultura ottocentesca, Pisa, Nistri-Lischi, pp. 295-348) Timpanaro ha fornito la dimostrazione che i tre abbozzi de L’Infinito di Giacomo Leopardi pubblicati ne Tutte le opere di G.L. a cura di F.Flora, Milano, Mondadori, 1940 sono in realtà dei falsi.
Bigi, nato a Orsara di Puglia in provincia di Foggia, aveva studiato a Pisa, dove si era laureato nel 1938.
Salì in cattedra (a Trieste) nel 1962, per poi insegnare a Pisa e quindi più a lungo a Milano. È stato collaboratore assiduo di riviste prestigiose, da Belfagor a Lettere italiane e Lingua Nostra, oltre che per parecchi anni condirettore del Giornale storico della letteratura italiana. Studioso attento alla filologia e allo stile ha lasciato ricerche esemplari soprattutto su Leopardi, pubblicate tra il 1954 e il 1967: importante, per il suo metodo attento all’ esame delle varianti e alla comparazione con la letteratura contemporanea, fu La genesi del «Canto notturno» e altri studi su Leopardi.
Qui Bigi individua alcuni modi fondamentali del linguaggio leopardiano. «Il sentimento di alto distacco e di suprema indifferenza» che sta alla base delle dolenti meditazioni delle Operette morali. L’ adesione al linguaggio virgiliano in tanti Canti e soprattutto la trasformazione sempre più pessimista del tema della solitudine nella sua poesia.
Stato del Vermont (Stati Uniti), 1959. Il professor John Keating, insegnante di lettere, viene trasferito nel severo e tradizionalista collegio (academy) maschile “Welton”. Fin dal primo contatto con i giovani allievi, traspare non solo il suo diverso modo d’insegnamento ma anche il suo approccio: colloquiale, confidenziale e rassicurante.
L’insolito comportamento dell’insegnante incuriosisce Neil Perry, un ragazzo dotato di grande intelligenza e sensibilità, ma incapace di confrontarsi con il padre, che da lui pretende una dedizione assoluta allo studio, impedendogli qualunque attività che possa distrarlo.
Egli trova il profilo del professore nell’albo della scuola, lo mostra ai compagni del suo gruppo di studio e tutti pongono l’attenzione su di una nota: “membro della Setta dei Poeti Estinti” (Dead Poets Society, titolo originale del film) L’insegnante confida loro che la setta era composta da un gruppo di studenti che si incontrava la sera in una grotta vicino alla scuola per leggere versi di Walt Whitman, di Ralph Waldo Emerson, di Henry David Thoreau e altri preferiti, integrandoli con poesie da loro stessi composte.
Neil rimane colpito da questa rivelazione e incoraggia i compagni a recarsi nella grotta: la sera stessa i ragazzi “evadono” dal dormitorio e si avventurano nel bosco verso la grotta e una volta arrivati dichiarano risorta la Setta dei Poeti Estinti.
Nel periodo che segue Keating continua con il suo originale metodo d’insegnamento: L’entusiasmo del professore sembra contagiare i ragazzi tanto che Neil cerca di ottenere una parte in Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare svelando al compagno di stanza Todd il suo desiderio infantile di recitare. Gli avvenimenti sembrano procedere spediti: Neil ottiene la parte del protagonista Puck nella commedia e il suo entusiasmo lo porta, necessitando del permesso del padre al preside, a scrivere una falsa lettera di autorizzazione, incurante delle possibili conseguenze.
I ragazzi però cominciano a imparare a loro spese come la strada da loro scelta non sia priva di responsabilità: Charlie, genio sregolato, inserisce nel giornale della scuola un articolo a nome dei poeti estinti in cui chiede l’ammissione delle ragazze alla Welton Academy, suscitando la disapprovazione dei compagni e in seguito la collera del preside Nolan il quale, pretende un’inchiesta formale da parte della Commissione scolastica.
Charlie viene punito, ma non rivela i nomi dei componenti della setta. Tuttavia questo evento comincia a sollevare qualche malumore in capo a Keating e ai suoi metodi d’insegnamento.
Nello stesso tempo Neil riceve la visita del padre che, scoperta la sua frequenza alle prove della commedia, gli impone di lasciare la compagnia: il giovane cerca di comunicargli la sua passione ma viene sovrastato dall’atteggiamento del padre che non intende ragioni e cerca conforto e aiuto nell’insegnante, che lo incoraggia a perseverare nella sua passione.
Durante la recita tutti i presenti concordano sul talento di Neil, ma in fondo alla platea compare inaspettatamente il padre. Alla fine dello spettacolo Neil viene elogiato sia dai componenti della compagnia sia dallo stesso Keating, ma il padre, dopo averlo allontanato dal professore, incollerito per la disobbedienza del figlio, gli comunica che lo iscriverà a una accademia militare e che lui, secondo il suo volere, dovrà diventare un dottore; Da quel momento gli eventi precipitano: Neil sconvolto per quanto lo aspetta si suicida con la pistola del padre, e l’istituto apre un’inchiesta: viene riferita al preside l’esistenza della Setta dei Poeti Estinti e i ragazzi vengono persuasi a firmare un documento in cui risulterà che Keating ha incoraggiato Neil a disobbedire alla volontà del padre.
Il professore viene allontanato dall’istituto e la cattedra di lettere viene affidata temporaneamente al preside, ma durante la sua prima lezione Keating entra nella classe per raccogliere i suoi effetti e, prima di uscire, Todd sale sul banco, richiamando l’attenzione del professore.
La reazione del preside è rabbiosa, ma subito dopo altri ragazzi compiono lo stesso gesto, anche chi non aveva mai preso sul serio gli insegnamenti del professore; egli osserva questa scena: la sua permanenza alla scuola è finita e la sua carriera probabilmente compromessa, ma ciò che ha ricevuto dai suoi giovani allievi compensa l’incerto futuro.
È conosciuto per essere l’autore della famosa raccolta di poesie Foglie d’erba (pubblicata in diverse edizioni a partire dal 1855). Fu cantore della libertà (ma anche della sessualità e dell’omosessualità) e di un ideale visionario che pone l’uomo come momento centrale rispetto al senso di percezione e comprensione delle cose. Cantò, soprattutto, l’essenza di quello che diventerà successivamente il sogno americano. Dalla sua opera proviene la celeberrima ode che inizia con il verso “O capitano! Mio capitano!” (filo conduttore del film L’attimo fuggente).
Nato da una famiglia di umili condizioni, canterà il suo luogo natale – West Hill, sobborgo di Long Island – come l’isola “a forma di pesce”. Suo padre, Walter, si dedicava a mestieri di vario genere, dal contadino, al muratore, al carpentiere, al falegname. La madre, Louisa Van Velsor, aveva con il figlio un rapporto privilegiato: se ne ha testimonianza dalla corrispondenza che intercorse tra i due; da essa si può arguire come la comunicazione fra madre e figlio potesse superare gli ostacoli frapposti dalla scarsa alfabetizzazione di Louise.
317 total views, 2 views today









Commenti recenti