Poesie olocausto
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I bambini di Terezin
Dipinti su ali di farfalle
in alto si elevano i
” sogni di libertà “,
dai fogli sdruciti
scavalcando barriere volano
sulle nuvole trasportate dal vento,
raccontano al mondo la storia
dei bambini nei campi di filo spinato,
delle mani sporche di terra
che dalla terra cercano pace,
degli occhi puliti d’innocenza
che dagli occhi cercano amore.
La pioggia si mischia
alle amare lacrime che
in loro scioglie il dolore
e scorre fluente nel fiume d’umanità
( umiliata ed annientata )
facendo riaffiorare la speranza,
ripulendo le coscienze incrostate
dall’odio e dalla violenza.
Nei campi v’è odore di morte…
Nei campi è già primavera,
spuntano timidi fiori
e variopinte farfalle in volo
trasportano sogni e desideri,
speranze di sopravvivere ancora
un’ora o un giorno
immaginando il proprio futuro!
A.G. 2013
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‘Quattro’ numeri sulla pelle
Niente stelle lassù nel cielo,
si sono fatte traditrici,
hanno mostrato il loro vero volto …
Stoffa gialla cucita sul petto
per il distinguo di uomo o bestia;
bestia che trascina il giogo su strada ferrata,
per lo zoccolo di quel cavallo
di freddo acciaio che corre e sbuffa
e, sulla groppa, ben legato, il suo bottino.
Carne da macello marchiata a fuoco,
“quattro” numeri sulla pelle e non sei più fratello.
Filo spinato tutto intorno:
schiena curva, testa china …
E’ pesante il cielo sulle spalle ed affonda il passo;
pelle ed ossa a fatica stanno in piedi
e domani forse chissà? … Si andrà in quel luogo
da dove nessuno ha fatto più ritorno.
Solo fetore nei camini
e fumo nero … a sporcare il cielo.
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Una tomba migliore
Olocausto
Porti infiniti
Clandestini
eccessi di nulla
Libere scelte di percezione
Odore di sangue
Armi puntate alla testa
Giocattoli per adulti
invisibili e nudi
Ricordi d’infanzia
Attimi di libertà
Odora di sangue la strada
e d’altro
e d’altre lacrime
Pubblicità
Occhi soltanto socchiusi
Morire sotto le insegne di vite di altri
e notti disperate
e notti sprecate a morire
E a cercare una tomba migliore
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Auschwitz: Una ferita che non si rimargina
I l Mondo e la Storia non possono dimenticare
L o sterminio di Auschwitz, ovvero il più crudele
G enocidio tramite lo Zyklon B, gas con il quale gli
I nternati dei vari campi, venivano uccisi dentro all’
O bitorio del forno crematorio n° 1 ! Quei terribili
R oghi, accesi ininterrottamente, giorno e notte,
N ei quali venivano arsi vivi: ebrei, russi, polacchi e zingari.
O dio, vendetta, sopraffazione, avidità di conquista,
D avanti a questa immane assurdità, tutti noi dobbiamo
E levare il più profondo disgusto e disapprovazione,
L iberi di esprimere il più cosciente giudizio contro
L a malvagità e le riprovevoli azioni disumane !
A RBEIT MACHT FREI (Il lavoro rende liberi):
M essaggio di benvenuto posto all’ingresso dei campi
E mai, e poi mai, fu scritta un’idiozia tanto ignobile !
M orirono in questo lager, 1.100.000 innocenti deportati !
O ra, di questa triste e orrenda pagina di Storia, sono
R imasti quei luoghi a testimoniare, in modo comprovato e
I mperituro, la ferocia dell’uomo contro vittime innocenti !
A RBEITSLAGER: immensa croce nera nel cielo di Auschwitz !!!
.
NOI NON POSSIAMO … E NON DOBBIAMO … MAI DIMENTICARE !!!
.
SERGIO GARBELLINI
.
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Assenza
Affilate lame
tagliano fette di cielo.
Bianchi volti
verso il muro rivolti.
Cieli di carta
senza più l’immenso.
Eco di voci che urlano…
ginocchia piegate
gente che piange e prega.
Versi senza parole.
Tempo senza
più battito e fremito
d’ali.
Bugiarda e silente
storia….
che sfoglia le pagine mute.
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Uomo…. che ti ho fatto?
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(in ricordo dello sterminio degli ebrei) Cosa ti ho fatto Uomo… Dimmi? Affinché possa comprendere Tu… che affondi le atroci Dimmi Uomo… Io non so… non capisco Mi uccidi senza colpa come un agnello mi conduci al macello, mentre Rabbia e Odio affondi Vedi questo mio corpo? Uomo… che ti ho fatto? UOMO… Anche tu sentirai Nemmeno io potrò salvarti Io Risorgerò con Dio |
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Per non dimenticare…

Oltrepasso, non so come,questo recinto indescrivibile di barbarie umane.
Vedo i brandelli di cio’ che resta di un uomo
impligliati nella rete di ferro spinato.
Le sue mani sono li’,ormai immobili e scheletrite,
arrese a quell’inutile fuga.
Il mio sguardo terrificato si spinge oltre: osserva quel trascinarsi di orme sulla neve.
Quante di esse faranno ritorno sul giaciglio di melma?
quanto di esse vivranno ancora domani?Mi prendo il viso tra le mani mentre
un brivido gelido
mi percorre il cuore.
Vorrei chiudere gli occhi
ma un ricciolo d’oro cattura di nuovo il mio sguardo.
E poi piu’in la’ un altro
e poi un altro
e un altro ancora…..Un urlo disperato di donna
squarcia il silenzio aggiacciante,
seguito da un labile pianto di bimbo.
Non ho il tempo di pensare: sento chiudersi pesantemente un portone
e subito dopo spandersi nell’aria
un odore acre e insopportabile di …vuoto, di niente.
Una nube scura
rende ancora piu’ tetro
questo calar della notte e
annienta le gocce di pianto dal cielo.
Ma la mia goccia no.
E’ li’, ancora sul mio viso …per non dimenticare
che quelle orme, sono ora, petali di rosa sulla neve.
Miria 25 /01/2012
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Shoah – di A.Conserva

La morte si distende
al fianco della differenza
è intollerante nel nascondere la follia,
non potendo spiegare
l’avvincente pazzia del lager
nella sala d’attesa della morte
da bui olocausti.
Fissa l’appuntamento alla storia,
nel deportare le coscienze
nella brezza di fumo cinereo…
di coltre plumbeo…
greve d’epiteto elargitore
che disperde asfissianti
deploranti lamenti…
empirebbero suppliche
in geremiadi soffocate da grida…
urla disperse… nell’ardere la vita
in pluvio liquefatto corpo
By: Antonio Conserva
Poesia Edita © 2004
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Sopravissuto- di A.Conserva

SOPRAVVISSUTO
Ora sei due, due volte nato
meno una volta morto
sei nato, morto, rinato
Nell’inquietudine
sulla tua lapide si leggerà
DEPORTATO
Ora sei nato, morto, rinato
By: Antonio Conserva
maggio 2011
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Giorni nella memoria

Dei giorni che furono sorte abnorme del male resta memoria di coscienza che ammutolisce ancora d’orrore quando si pone nel ricordo di quel tempo costruito senza umanità e giustizia.
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