La Retorica
Cos’è la retorica?
La retorica è l’arte di parlar bene (dal greco , rhetorikè téchne,cioè«arte del dire» Essa è la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi, ovvero come organizzare il linguaggio naturale (non simbolico) secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione
Quotidianamente noi usiamo delle espressioni che prese alla lettera sarebbero inverosimili , ma che si usano perché senza di loro stenteremmo ad esprimerci con efficacia.
Queste espressioni appartengono alla retorica ed aiutano il nostro modo di parlare. È importante la conoscenza della retorica perché ricorrendo, in modo consapevole e appropriato, alle espressioni retoriche si può espromere un’idea o un concetto particolare, attribuirle un’ampiezza che il linguaggio proprio non permetterebbe.
La retorica classica
Sin dal suo sorgere, la retorica ha avuto come scopo quello di classificare i vari elementi che costituiscono l’arte della persuasione, organizzandoli in un sistema. La prima e più importante opera in cui viene portato avanti questo progetto è la Retorica di Aristotele, che influenzò tutti i retori delle epoche successive, fino al XIX secolo. In epoca romana il sistema aristotelico fu ripreso da Cicerone e Quintiliano, i quali lo svilupparono ulteriormente senza però modificarlo nella sostanza.
La Rhetorica ad Herennium, il più antico trattato di retorica latino, riprendendo e ampliando le dottrine di Aristotele e Crisippo, distingue cinque fasi nella stesura di un’orazione, coincidenti con altrettante parti di cui si compone il sistema della retorica:
- inventio (in greco , ricerca), ricercare le idee e gli argomenti per svolgere la tesi prefissata, rifacendosi a tópoi codificati;
- dispositio (in greco , disposizione), organizzare argomenti ed ornamenti nel discorso;
- elocutio (in greco , linguaggio), l’«espressione stilistica delle idee», con la scelta di un lessico appropriato e di artifici retorici;
- memoria (in greco , memoria), come memorizzare il discorso e ricordare le posizioni avversarie per controbatterle;
- actio o pronunciatio (in greco, recitazione), declamazione del discorso modulando la voce e ricorrendo alla gestualità.
Ecco i nomi (tutti di origine greca) di alcune figure retoriche:
Ironia (finzione).
Si ha quando un’espressione ha un significato diverso, per il tono di voce con cui viene detta, da quello che le parole esprimono: Che unghie pulite! (cioè sporche);
Che modi veramente gentili! (cioè villani).
Un caso classico di ironia in pubblicità è quello della Bayer a proposito di un rodenticida: Un veleno per topi buono da morire.
Litote (attenuazione).
Consiste nell’attenuare un concetto con la negazione del suo contrario.
Niente buffo; niente bello; niente gentile.
Troviamo l’applicazione della litote per la pubblicità della siringa Pic Indolor: La siringa niente male.
- Antitesi (contrapposizione).
- Consiste nel manifestare, allo scopo di rinforzarli, concetti opposti a quelli di cui parliamo:
- Il personale di quel negozio non è gentile, ma veramente villano!
- Non erano locali ampi ed ariosi, ma piccoli ed angusti.
- Dante ne è maestro:
- Non frondi verdi, ma di color fosco,
- Non rami schietti, ma nodosi e involti,
- Non pomi v’eran, ma stecchi con tosco.
Antonomasia (mutamento di nome).
Consiste in uno scambio di nomi. Ad esempio non si indica un personaggio famoso con il suo vero nome, ma facendo riferimento ad alcune sue peculiarità notissime:
- Il poverello d’Assisi (S.Francesco);
- Il Corso (Napoleone);
- Il segretario Fiorentino (Machiavelli).
Oppure si allude ad una persona comune col nome proprio di un personaggio famoso: Franco è un Mecenate; Federico è un Ercole; Il dottor Fondi è un Demostene.
Eufemismo (buona espressione).
Consiste nel ricorrere ad un espressione meno cruda e realistica per descrivere qualcosa di poco piacevole:
- E’ stato chiamato dal cielo (per dire che è morto).
- Paese in via di sviluppo (invece di sottosviluppato).
Iperbole (eccesso).
Si manifesta in un’espressione che va oltre il verosimile allo scopo di accrescere o diminuire una dimensione, una misura, un’idea:
- E’ un secolo che non ti vedo;
- Te l’ho detto mille volte;
- Non si sveglia neppure con le cannonate;
- Esco a fare due passi;
- Si muove a passi di formica;
- E’ grasso come una foca
- vado e torno in un secondo.
Metafora (parola trasportata).
Si ha una metafora quando si prendono a prestito parole da un certo contesto (dalla scienza, dalla tecnica; dalla politica; dallo sport; ecc.) e che per il loro valore di verosimiglianza con l’idea che desideriamo esprimere, le trasportiamo in un altro contesto.
L’espressione: Il discorso elettrizzò il pubblico. E’ un chiaro esempio nel quale il verbo elettrizzare viene prelevato dal contesto scientifico e portato in un altro.
Grazie alla metafore molti termini dell’ astronautica sono stati presi a prestito dall’ aeronautica che a sua volta li aveva rilevati dalla navigazione marittima: abbordare; imbarcarsi, sbarcare, crociera appartengono infatti originariamente a quest’ultima, ma vengono utilizzati indistintamente anche negli altri due settori.
Ecco altri esempi di metafore utilizzate da tutti:
- E’ cattivo come la peste;
- Ha uno stomaco che digerisce i chiodi;
- E’ nato con la camicia;
- Mostrare i denti;
- Non essere uno stinco di santo;
- Fare il filo;
- A tutta birra;
- L’ho pescato che dormiva sopra la pratica;
- Andiamo a bere un bicchiere;
- Tirare troppo la corda;
- Siamo nel tempo delle vacche magre, ma arriverà quello delle vacche grasse;
- E’ un asino;
- E’ un’oca;
- E’ una volpe;
- E’ un demonio;
- Ha la faccia di bronzo;
- Le bugie hanno le gambe corte;
- Il teatro del conflitto;
- La caccia al potere;
- Posare la questione sul tappeto;
- Prendere un granchio;
- Coprire la carica;
- Ispirarsi agli interessi del paese;
- Ha la mano di ferro in un guanto di velluto.
- Ha la testa tra le nuvole;
- E’ un pozzo di scienza.
In pubblicità sono molto conosciute le metafore della ESSO “Metti un tigre nel motore” e quella splendida di Wheeler:“Ditelo con i fiori”…
Metonimia (uso di un nome al posto di un altro).
Consiste in uno scambio di nomi fra i quali esiste una relazione. I casi più comuni di metonimia si hanno quando si indica:
-
l’emblema per le istituzioni: Il discorso della corona;
-
l’abito per la persone: Le camicie rosse;
-
Il segno, il simbolo per le idee: Il regno della croce; Portare l’olivo tra la gente;
-
il contenente per il contenuto: Beviamo un bicchiere;
-
l’autore per l’opera: E’ stato venduto un Picasso; Sto leggendo Dante;
-
il mezzo per la cosa prodotta: è una perfida lingua; miracoli di scalpello;
-
le materie con cui le cose sono fatte invece delle cosestesse: I bronzi e i marmi di cui quel museo è ricco.
Perifrasi (giro di parole).
Consiste nell’indicare una cosa o una persona, non col suo nome ma con una sequenza di parole. Viene usata per:
-
evitare un termine che potrebbe essere sconosciuto a chi ascolta: la capacità di porsi nella situazione di un altro al posto di empatia;
-
per rendere qualcuno più solenne: Colui che fu chiamato “l’eroe dei due mondi”.
Sineddoche (più cose insieme)
Consiste nel dare ad una parola un senso più esteso o più ristretto di quello vero.
Esempi:
- L’Italiano è musicista nato;
- La donna è vanitosa;
- L’uomo è avido;
- Guardò con occhio bieco;
- il cane è fedele (in questi casi il singolare sta per il plurale ed ha un senso più esteso).
- In questa famiglia il pane non è mai mancato ( in questo caso la parola pane ha un senso più ampio e sta per tutto ciò che è necessario per vivere.)
Un ulteriore debito che i comunicatori moderni hanno nei confronti degli antichi greci è la famosissima regola anglosassone delle 5 W:
-
Who? (Chi?)
-
What? (Cosa?)
-
When? (Quando?)
-
Where? (Dove?)
-
Why? (Perchè?)
Infatti Aristotele, dal quale attinse anche Cicerone, suggeriva domande analoghe per argomentare in modo pertinente, completo e per organizzare la disposizione del discorso.
Ecco le domande in latino:
-
Quis? (Chi?)
-
Quid? (Cosa?)
-
Quando? (Quando)
-
Ubi (Dove?)
-
Quomodo? (Come?)
-
Cur? (Perchè?)
-
Quibus auxiliis? (Con quali mezzi?)
Mai come oggi le figure retoriche sono entrate così massicciamente in ogni tipo di comunicazione.
Si ha la sinestesia quando si associano in un’unica espressione parole che si riferiscono a sfere sensoriali diverse, per esempio:
-
illuminante silenzio
-
sapore morbido
-
rosso bollente
-
gusto soffice
-
teneramente rosa.
Queste espressioni, costringendo quasi a scomporle per analizzarne le parole, non solo imbrigliano l’attenzione, ma quando sono azzeccate, trasmettono anche un messaggio breve, preciso e ricco d’implicazioni e valori emozionali.
Le figure semantiche
Anacoluto
È un’alterazione della regolarità sintattica della frase, quale compare frequentemente nel parlato pur essendo scorretta in base alla grammatica normativa. In genere, consiste in un ingiustificato cambio di soggetto.
perché questo signore, Dio gli ha toccato il cuore
(Manzoni, Promessi Sposi)
Ci aspetteremmo, che “questo signore” fosse il soggetto della proposizione, ma nel prosieguo il soggetto si rivela essere “Dio”.
Esempio tratto dal quotidiano: Perché i calciatori, accidenti se li pagano!
Anafora
Il termine anafora deriva dal greco anaphéro, ’ripeto’. Consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più versi, proposizioni, espressioni.
Per me si va nella città dolente,
per me si va nell’eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
(Dante, Inferno)
Lei nella casa, dovunque sempre lei, lei dietro le spalle, lei dinanzi, lei dentro il letto e in ogni strada, lei. Anima mia, straziato dall’averla lontana Per me non esiste altra immagine. Lei lei lei lei lei. In tutto il mondo c’è soltanto lei. Essere tutt’uno è questo?
(Amaruka, Centuria d’amore)
Esempio tratto dal quotidiano: Devi studiare! Devi impegnarti!
Epifora
Relativamente all’ultimo esempio, ripetizione delle stesse parole alla fine di più versi o proposizioni (lei, lei).
Esempio tratto dal quotidiano: Parli sempre di sport! Possibile che tu abbia in mente solo lo sport?
Iterazione
Ripetizione di parole o proposizioni (Lei lei lei lei lei).
Esempio tratto dal quotidiano: Cibo cibo cibo! Non sai parlare d’altro!
Epanadiplosi
Ripetizione della stessa parola a inizio e fine di un verso (Lei nella casa, dovunque sempre lei), o ad inizio di un verso e alla fine del successivo.
dov’ero? le campane
- mi dissero dov’ero.
(Pascoli, Patria)
Esempio tratto dal quotidiano: Lei non è qui. Se vuoi, vai pure da lei.
Anadiplosi
Dal greco anadìplosis, ‘raddoppio’, consiste nella ripresa enfatica, all’inizio di un verso, di una parola o di un gruppo di parole poste in conclusione del verso precedente. Oltre ad Amaruka (dovunque sempre lei, / lei dietro le spalle):
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
(Saba, La capra)
Esempio tratto dal quotidiano: Dove hai la testa? La tua testa è sui libri o no?
Anastrofe
Questo temine deriva dal greco anàstrophe, ’inversione’. Questa figura, chiamata anche“inversione propriamente detta”, prevede l’inversione dell’ordine degli elementi di una frase rispetto alla struttura sintattica abituale (soggetto + verbo + complemento oggetto etc.).
La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator [...]
(Dante, Inferno)
invece di: Quel peccator sollevò la bocca dal fiero pasto
Il soggetto (quel peccator) è posposto al predicato verbale (mentre lo dovrebbe precedere), ed il complemento oggetto (la bocca) è anteposto allo stesso predicato (quando lo dovrebbe seguire).
Esempi tratti dal quotidiano: Eccezion fatta; Cammin facendo; Vita natural durante.
Iperbato
Come l’anastrofe, consiste in un’alterazione dell’ordine consueto delle parole, attuato attraverso l’inserimento di uno o più termini tra parole che sintatticamente andrebbero unite.
Nell’esempio precedente, dal fiero pasto crea un iperbato inserendosi tra termini che non potrebbero essere separati. Si ha dunque una compresenza di anastrofi e iperbato.
mille di fior al ciel mandano incensi
(Foscolo, Sepolcri)
invece di: mandano al ciel (anastrofe) mille incensi (iperbato) di fior (anastrofe).
Chiasmo
Dal greco khiasmòs, ‘collocazione in forma di croce’, secondo la lettera greca X. Si tratta di un particolare tipo di inversione che prevede la disposizione incrociata di due espressioni, il cui ordine delle parole è invertito nella seconda rispetto la prima, così da formare una X.
Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori
(Ariosto, Orlando furioso)
Si noti come Le donne richiami l’espressione gli amori e i cavalieri l’espressione l’arme, a formare una X.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio
nel puro cerchio un’immagine ride
(Montale, Cigola la carrucola nel pozzo)
In questo caso nel primo verso la costruzione è la seguente: predicato verbale + soggetto + complemento indiretto; nel secondo la costruzione è esattamente invertita.
Esempio tratto dal quotidiano: Luca sarà il primo, l’ultimo Giovanni. / Èun dovere rispettare il prossimo, perché essere rispettati è un diritto.
Ellissi
Deriva dal greco élleipsis ,‘mancanza’. L’ellissi prevede l’eliminazione di uno più elementi sintattici all’interno della frase al fine di ottenere una maggiore efficacia comunicativa. È molto usata anche nei testi non poetici, in particolare giornalistici: si pensi alle frasi nominali, cioè prive di verbo, come ad esempio “Oggi pensionati in piazza”.
Gèmmea [è] l’aria, il sole [è] così chiaro,
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore.
(Pascoli, Novembre)
Un esempio tratto dal quotidiano: Bella serata!
Enumerazione
Consiste in un elenco, in una rapida rassegna di eventi, oggetti, qualità coordinati per asindeto (ossia senza le congiunzioni e, o, ma etc., eventualmente sostituite da segni di punteggiatura) o per polisindeto (con le consuete congiunzioni).
Enumerazione per asindeto.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando,
come l’acqua nelle fontane.
(Pavese, Passerò per Piazza di Spagna)
Enumerazione per polisindeto.
Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese, e l’anno,
e la stagione, e ‘l tempo, e l’ora, e ‘l punto,
(Petrarca, Canzoniere)
Parallelismo
Consiste nello sviluppare un’idea attraverso la successione simmetrica di due o più termini.
Le mie parole
sono profonde
come le radici
terrene,
[...]
nette come i cristalli
del monte
(D’Annunzio, Le stirpi canore)
Figure foniche o di suono
FIGURE DI SUONO, di cui fanno parte anche le rime, le consonanze e le assonanze, trattate in un’altra sezione solo perché hanno una valenza metrica (in quanto sono funzionali alla definizione della tipologia di un componimento) non condivisa da altre figure di suono;
FIGURE DI SINTASSI O DI ORDINE O DI POSIZIONE: come è noto, la sintassi è lo studio delle regole attraverso cui le parole o le proposizioni si uniscono tra loro; tali figure denominano dunque modalità espressive riguardanti l’ordine delle parole nei versi (ordine che può contraddire quello naturale della lingua italiana, basato sulla successione soggetto/predicato/complemento oggetto etc.), dunque la loro posizione;
FIGURE SEMANTICHE O DI SIGNIFICATO, che riguardano le modalità attraverso cui gli autori utilizzano le parole per rendere più efficace ed espressiva la comunicazione del senso delle parole stesse.
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